IN BRACCIO? NO GRAZIE, POI COME FARO’?

Spesso lavoro con mamme che si sforzano di non prendere “troppo” in braccio i loro piccoli appena nati”: “Non posso passare il tempo con lui in braccio, ho già visto che appena lo metto giù piange e vuole essere ripreso, fa il furbetto!”.

L’idea che sta alla base di questi pensieri è che: ciò che faccio ora mi segnerà per il resto della vita, se lo prendo in braccio ora lo dovrò prendere per sempre, sono in balia di mio figlio!

I bambini crescono, cambiano i loro bisogni, da dipendenti si evolvono verso l’autonomia, l’indipendenza, è un processo che non si può fermare. Dunque non vorranno stare in braccio per il resto della loro vita ma nemmeno per il resto della loro infanzia!
In ogni fase della vita nostro figlio ha dei bisogni che lasceranno il posto ad altri più complessi e aricolati.

E’ importante sapere che quando un bambino è appena nato non percepisce appieno il proprio corpo, nel senso che non sente dove inizia e dove finisce. Solo tramite il contatto fisico con noi adulti può sentire, a livello tattile, di essere un’unità delimitata. Come se non bastasse, intorno alla seconda settimana di vita (il momento in cui comincia a piangere di più), con l’aumento dei periodi di veglia, il bambino comincia a perdere anche la protezione migliore: riuscire a estraniarsi tramite il sonno. Un neonato sveglio è come se avesse una “data di scadenza”: gli stimoli fisici (ottici, acustici e tattili) diventano ben presto eccessivi.

Dunque di cosa ha bisogno un esserino che non ha sotto controllo le braccia e le gambe, che se lasciato disteso sulla schiena senza alcun appoggio si ribalta su un lato e che non ha ancora una precisa percezione di sé e dei confini del proprio corpo?

Ha BISOGNO di essere tenuto in braccio in questo modo ridimensioniamo automaticamente il suo spazio vitale. Nel momento in cui si appoggia al nostro braccio, percepisce chiaramente se stesso. Sorreggendolo, evitiamo che le sue braccine si “disperdano in volo” a ogni minimo allarme.
Il contatto fisico non è un “lusso” ma una necessità assoluta per poter crescere bene.

Se sentirà appagato questo suo bisogno primario il bambino sarà pronto per affrontare la successiva fase di crescita e lo farà in modo sereno e tranquillo, rafforzando sempre più la sua autostima!

T.B.Brazelton, S. Greenspan, I bisogni irrinunciabili dei bambini, Cortina ed. , Milano

Sheila Kitzinger, Quando tuo figlio piange, 2007, Avallardi ed.

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