Psicologia

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nell’esplorare, ma nell’avere nuovi occhi”

Marcel Proust

Il mio lavoro di psicologa si rivolge alle famiglie in due momenti diversi della loro vita.

Un primo momento riguarda la coppia che desidera un figlio o che è già in attesa del suo arrivo. Diventare genitori è un evento che può provocare agitazione, anche perchè le molte, nuove e sconosciute situazioni che i genitori si trovano ad affrontare possono costituire effettivamente una sfida.

Alcune volte può essere difficile giudicare se si sta facendo bene o no. L’ansia in merito alle proprie capacità di genitore e la grande responsabilità che deriva dal doversi prendere cura del piccolo possono portare a sentirsi sovraccaricati e stressati per le molte domande. Inoltre, l’ansia e l’umore negativo in genere tendono ad essere collegati. E’ difficile, infatti, sentirsi felici se si è costantemente stressati e preoccupati.

Il mio lavoro dunque consiste nel sostenere i genitori a gestire le numerose e complesse richieste che questo nuovo ruolo comporta.

In particolare con la mamma o con la coppia affrontiamo le loro aspettative sulla genitorialità, gli eventi negativi di vita, lo sviluppo della relazione con il bambino attraverso la riflessione sulle esperienze di vita vissute all’interno della famiglia d’origine, la relazione di coppia, l’isolamento, l’ansia e la depressione. Vengono messe in luce, inoltre, le abilità per gestire le situazioni, la capacità di risolvere i problemi, l’autostima, la comunicazione assertiva, la relazione con il proprio bambino e il saper comprendere le sue richieste e la relazione di coppia.

L’intervento prevede una programmazione di incontri che varia a seconda delle necessità del singolo o della coppia.

Un secondo momento invece riguarda la famiglia in cui sono presenti uno più figli, anche in questo secondo caso possono verificarsi situazioni che rendono il compito dei genitori particolarmente faticoso e complicato, generando di conseguenza ansia e tensione tra i membri della famiglia stessa.

A volte le difficoltà dipendono dalla vita frenetica che conduciamo: la stanchezza, acuita dalle preoccupazioni lavorative o personali, può diminuire la capacità dei genitori di essere pazienti e comprensivi. Altre volte, a rendere le relazioni complicate sono eventi particolari: la nascita di un fratello/sorella, l’inserimento al nido, alla scuola materna o a quella primaria, o ancora difficoltà nel rapporto tra i genitori che portano alla separazione.

I genitori che incontro nel mio lavoro si lamentano di non riuscire a capire il comportamento dei loro figli e di non sapere in che modo riuscire a farsi ascoltare da loro. Ad esempio: chiedono di riordinare i giochi che però restano sparsi sul pavimento; quando dicono dei “no”, i bambini si mettono a piangere e fanno i capricci; i pranzi e le cene sembrano battaglie in cui ogni singolo boccone mangiato è una conquista; riescono a mettere a letto i bambini solo a tarda sera; le liti tra fratelli sono all’ordine del giorno.
Il mio lavoro si rivolge dunque alle coppie genitoriali o alle famiglie che affrontano compiti educativi impegnativi in situazioni complicate.

 

L’intervento consiste in un percorso breve che parte dell’esperienza genitoriale attuale per operare un cambiamento attraverso l’identificazione di obiettivi soggettivi.

Ogni genitore sa qual è la cosa migliore da fare, il percorso permette di aiutarlo a riconoscerla per trovare la risposta dentro di sè.

Il mio lavoro come Parent Coach ha dunque come obiettivi:

  • offrire un supporto ai genitori nello sviluppo di nuovi punti di vista e di nuovi comportamenti
  • aiutare i genitori a capire i bisogni fisici ed emotivi dei bambini dagli 0 a i 6 anni
  • sostenere i genitori affinchè sviluppino una migliore consapevolezza di sé e delle proprie risorse
  • produrre dei miglioramenti concreti nelle situazioni “critiche” individuate insieme ai genitori

Per i genitori, avere la possibilità di discutere e riflettere sulle problematiche legate alla crescita dei figli senza sentirsi giudicati li aiuta a ritrovare la fiducia nelle loro competenze e nella loro capacità di risolvere problemi.

Condivido il pensiero di Bruno Bettelheim:non bisogna cercare di essere genitori perfetti o, tantomeno, aspettarsi che perfetti siano i figli. Il segreto sta nell’essere un genitore “quasi” perfetto, cercare di comprendere le ragioni dei propri figli e mettersi nei loro panni, per costruire con loro un profondo e duraturo rapporto di comunicazione emotiva e affettiva. Solo questo scambio paritario consente di riconoscere, affrontare e risolvere i problemi che via via si presentano nella vita quotidiana della famiglia.

 

Convenzioni

In qualità di socia dell’Associazione Psicologi Liberi Professionisti, aderisco alla convenzione Cadiprof, benessere in Famiglia. Segui il link per saperne di più.